
Ti hanno mai detto la frase “esci dalla tua zona di comfort”?
È un’espressione che mi ha sempre vagamente infastidito, perché dovrei uscire dalla mia zona di comfort? È una zona che amo molto e in cui sto molto bene, quindi no, non esco e sto pure attenta a starci ben dentro.
È un’idea che sottoscrivo tutt’ora: non vedo niente di buono o utile nel forzarmi in situazioni che mi creano disagio. C’è però un particolare con cui non sempre si fanno i conti, e cioè che a volte siamo noi a cambiare, e quella che siamo abituati a considerare la nostra zona di comfort non ci rispecchia più. Quello che andava bene, ad un certo punto non va più, e magari proprio l’abitudine a considerarla “zona sicura” ci impedisce di uscirne, fare un passetto di lato e ridefinire l’area in cui stiamo bene.
Non devi uscire dalla tua zona di comfort, ma probabilmente ogni tanto dovrai ridisegnarla.
Ci sono dei punti fermi che non cambieranno mai ed hanno a che fare con le tue caratteristiche profonde. Ma ce ne sono altri che puoi – e te lo consiglio – mettere in discussione regolarmente.
Ti faccio qualche esempio:
PIANIFICAZIONE
Eri abituata a lavorare sull’onda dell’ispirazione, senza grossi piani, quando ti venivano le idee le seguivi. Poi sono arrivati impegni da rispettare, magari carichi familiari che richiedono la tua attenzione. Finisce che quando potresti produrre non hai idea di cosa fare. Quando ti vengono le idee, invece, non sei nella situazione di poterle seguire subito. Il deep work quasi un miraggio.
Semplicemente quello che una volta funzionava ora non funziona più, accorgersene e scegliere un metodo che vada bene per la te di adesso è un modo di volerti bene. Farci caso, ridisegnare il modo in cui gestisci un lavoro, rendere il processo “zona di confort” per la te di oggi, è volersi bene.
DELEGA
Qui ovviamente sono nel mio campo e non potevo non farti questo esempio: ti sei occupata sempre di tutto da sola. Ha sempre funzionato bene, al punto che stai crescendo e quel fare tutto da sola inizia a starti stretto. Puoi stringere i denti per stare in quel “faccio tutto da sola”, oppure puoi guardare le cose che fai e sceglierne due o tre che magari non è poi così fondamentale continuare a gestire in prima persona. Alleggerirti e concentrarti sul resto.
STRUMENTI
Di tutti gli esempi che ti faccio, questo è quello che in prima persona mi mette più in difficoltà. Tendo ad essere molto abitudinaria sugli strumenti che uso, cambiare un tool che conosco bene mi provoca un bel po’ di resistenza. In linea generale cerco di non avere strumenti “doppi”, cioè strumenti diversi per fare la stessa cosa. E, per quanto possibile, di limitarne il numero.
Mi è capitato circa sei mesi fa di cambiare lo strumento che uso per la programmazione dei social. Era da tempo che ci pensavo, dato che il lavoro di questo tipo è molto aumentato era importante che lo strumento fosse ottimo, e finalmente mi sono decisa a farlo. Ci ho messo diversi giorni per valutare le varie possibilità e verificare che tutte le necessità dei canali delle mie clienti fossero coperte, poi mi sono decisa.
I SEGNALI CHE LA TUA ZONA DI COMFORT NECESSITA UN RIAGGIUSTAMENTO
I primi segnali che qualcosa va cambiato sono spesso sottili, richiedono un occhio attento o meglio un cuore attento, dato che di solito il primo a capirlo è lui.
Ti ritrovi a fare cose di malavoglia, a procrastinare, o in orari che vorresti fossero dedicati ad altro. Fai errori e non riesci ad essere tempestiva nelle risposte.
Se ti ritrovi in questa descrizione prova a riflettere un momento su quali aspetti ti appesantiscono le giornate. Delegare in modo efficace, ad esempio, può veramente migliorare la qualità della vita.
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