
Se mi segui da un po’ mi avrai sentita raccontare di come da inizio anno io abbia iniziato a fare journaling.
È stata un’attività che mi ha accompagnata per tutto l’anno, e in cui (incredibilmente) non ho avuto difficoltà a mantenere una buona costanza.
Non sono mai scesa nel dettaglio di come lo faccio, ma negli ultimi tempi mi sono resa conto di quanto questa pratica sia diventata importante per me, di quanto effettivamente mi aiuti a ricentrarmi quando la vita mi trascina a destra e sinistra e, più di tutto, di che grande alleato sia quando devo prendere una decisione.
Così ho pensato di raccontartelo un po’ e, se ti sarà utile, ne sarò felice.
La mia avventura con il journaling è iniziata l’inverno scorso. Casa mia è su due piani e mio figlio, quando lo mettevo a letto, mi chiedeva di rimanere nei paraggi fino a che si addormentava: mi ritrovavo quindi ad avere ogni sera circa mezz’ora da riempire, seduta nel mio studio.
Invece che passarla a scrollare o lavorare, ne ho approfittato per seguire alcuni corsi più leggeri, fatti per il piacere di farlo, tra questi uno di journaling. Non avevo grandi aspettative, volevo principalmente godermi il corso e se ne fosse uscito qualcosa di buono anche per il periodo successivo, tanto meglio.
Il primo taccuino usato è stato un regalo di Natale ricevuto da un mio cliente, che probabilmente non si aspettava questo uso, ma che in realtà ha avuto un posto molto speciale sulla mia scrivania per tutto l’anno.
Tutti gli altri strumenti, compresa la mia amatissima Lamy Safari a cui non saprei più rinunciare, sono arrivati con il tempo.
Quando faccio Journaling
Il mio journaling è quello di una mamma che lavora e che la mattina deve preparare due bimbi per la scuola. Quindi il mio journaling è la sera.
Mettiamo i bimbi a letto per le nove e subito dopo è quando mi ricavo una mezz’ora solo per me. Ormai il più grande non mi chiede più di stare nella stanza accanto, ma per me rimane un ottimo momento per avere un po’ di tranquillità.
Con in cuffia una playlist youtube e tutti i miei sticker e washi tape a portata, apro la pagina e inizio.
Che cosa scrivo
Se le pagine sono ancora bianche parto con il decorarle un po’, a volte faccio solo quello, non c’è nessuna pressione. Se la giornata è stata particolarmente pesante, mi capita di attaccare una tonnellata di stickers e non scrivere nulla. Va bene, non è un problema.
Se ho voglia di scrivere ma non so che cosa, parto con il prompt classico del journaling serale: “com’è andata la giornata? cosa tengo di questa giornata? Cosa lascio andare?”
Alcune volte ho un pensiero specifico, qualcosa su cui devo prendere una decisione e in questo caso inizio con il descrivere il problema e proseguo facendomi domande, soprattutto molti perché. Quasi sempre il flusso di scrittura prosegue praticamente da solo, lo scrivere dà voce ad una parte di me che faticherei a sentire e che, devo dire, si dimostra spesso piuttosto saggia.
Mi capita anche delle volte di aver voglia di scavare un po’, di scoprire cosa mi passa per la testa e per il cuore: in questi casi uso i tarocchi, prendo una carta e osservo in che modo risuona dentro di me, che pensieri mi evoca. Li scrivo, li ascolto e mi osservo.
Niente regole
Più si è regolari nel fare journaling, più diventa facile e piacevole. Questo significa che se si salta un giorno è una tragedia? No, per niente. Puoi scrivere tutti i giorni, tre volte a giorno, o tre volte a settimana. Se salti un giorno, quello successivo semplicemente prendi in mano la penna e riprendi. O magari il giorno dopo ancora. Non ci sono obblighi e il tuo quaderno è solo tuo. La mia esperienza è stata di scoprirmi desiderosa di dedicarmi quella mezzora. Non un obbligo ma un piacere, una forma di self care che mi trasmette grandi benefici.
Journaling helps you to remember how strong you truly are within yourself
Asad Meah
Tu hai mai provato a fare journaling? Ti ispira o provi resistenza? Se ti va scrivimi e raccontamelo.
Iscriviti qui sotto e la riceverai subito via email!