• I miei primi 5 anni come Assistente Virtuale

    Assistenza Virtuale, Imprenditorialità, Work-life balance • 29 Giu 2022

    Sono passati 5 anni da quando ho sentito parlare per la prima volta di assistenza virtuale, pensando che potesse essere l’evoluzione professionale giusta per me.

    5 anni fa di AV non ce n’erano molte in Italia, credo di conoscere il nome di quasi tutte quelle che già c’erano o stavano iniziando in quel periodo. 

    La professione ha poi avuto un’evoluzione importante in termini di diffusione, oggi è molto più comune e conosciuta rispetto al passato, ma dopo questi 5 anni  ho pensato di darvi il mio punto di vista su questa figura e sull’essere un’assistente virtuale.

    Aspettative vs realtà

    Quella dell’assistente virtuale è una professione, questo significa che si deve lavorare, rispettare termini e scadenze, impegnarsi. A scriverla, questa frase mi fa sorridere perché mi sa di ovvietà, ma ogni tanto vedo sui social sponsorizzate di corsi per AV, in cui siamo raffigurate mentre lavoriamo in spiaggia (!!), con cocktail in mano o in altre scene mitologiche del genere.

    Quindi se ve la immaginate così ve lo dico subito: proprio no. 

    Un’altra idea in cui è facile imbattersi e probabilmente molto più credibile è quella della “flessibilità assoluta”, poter lavorare a qualsiasi ora, così da gestire gli impegni familiari, la casa ecc. 

    In teoria forse sarebbe anche fattibile eh, ma ho scoperto che ad un certo punto della giornata sono stanca anch’io, pensa un po’! Certo potrei lavorare la sera, ma ci riesco? E come lavorerei?

    Capire che ero io, ora, a dover stabilire i limiti da rispettare è stato molto importante e decisamente un punto di svolta.

    Pro e contro

    Flessibilità: sì lo so, ti ho appena detto che questa è una falsa aspettativa, ma senza cadere negli estremi è comunque fuori di dubbio che essere una AV offre maggiore flessibilità rispetto al classico impiego 9-18. Questo è un pro ma per assurdo può diventare anche un contro nel momento in cui non si riesce a gestire questa flessibilità, caricandosi eccessivamente o disperdendo energie e attenzione.

    I limiti li decidi tu: anche questo è un pro che allo stesso tempo può diventare contro. È meraviglioso poter adattare orari, attività e modo di lavorare alla propria indole e alle proprie esigenze. La libertà però va gestita, non riesco ad immaginare questo lavoro senza la capacità di porre dei “paletti” e non sempre è così facile metterli e capire quali siano, in effetti, i paletti da mettere.

    Conoscersi, per quanto possibile, resta la chiave fondamentale per essere professioniste di valore senza sacrificare la serenità personale. A riguardo ti parlerò più avanti di quello che intendo io per successo professionale, un concetto che non posso slegare dalla serenità personale, perché una professione, per quanto remunerativa, che mi togliesse la serenità, non riuscirei a definirla di successo.

    La parte più bella e la difficoltà maggiore

    Una caratteristica che mi ha sempre colpito molto di mio figlio più grande è la sua difficoltà a scegliere. Da piccolino se gli offrivo 3 libretti chiedendogli quale volesse leggere, sapevo già che la risposta sarebbe stata “tutti”. Non di rado dover scegliere qualcosa l’ha messo in crisi e da parte mia ho dovuto fare uno sforzo importante per accogliere questa sua caratteristica imparando a non forzarlo e accompagnandolo piano piano a capire come affrontare le scelte.

    Io sono sempre stata molto diversa, la difficoltà nel prendere una decisione è qualcosa che non sperimento spesso e non una mia caratteristica. 

    La parte più bella per me di questa professione è proprio la possibilità di scegliere, plasmandola sulle mie esigenze e inclinazioni.

    La difficoltà maggiore è anch’essa una “scelta” e riguarda la  formazione: l’offerta formativa che c’è è enorme, “overwhelming” direi. Districarsi, scegliere cosa approfondire e con chi è uno degli aspetti a mio parere più difficoltosi.

    Conclusioni

    Quella di diventare assistente virtuale è una scelta che rifarei cento volte. Banalmente, mi verrebbe da dire il classico “magari l’avessi fatto prima”. In realtà però no, è andato bene farlo quando l’ho fatto perché tutto il “prima” ha avuto un senso e un ruolo anche nell’ottica di questa evoluzione. Mi piace pensare di essere diventata assistente virtuale proprio nel momento giusto per me, con le giuste competenze maturate e consapevolezza delle mie forze e debolezze. 

    Photo by Eduard Militaru on Unsplash

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